Quattro passi con la Bibbia

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Vangelo di Marco

Capitolo 12 – testo e commento

Capitolo 11 – testo e commento

Capitolo 10 – testo e commento

Capitolo 9 – testo e commento

Capitolo 8 – testo e commento

Capitolo 7 – testo e commento

Capitolo 6 – testo e commento

Capitolo 5 – testo e commento

Capitolo 4 – testo e commento

Capitolo 3 – testo e commento

Capitolo 2 – testo e commento

Capitolo 1 – testo e commento


BREVE INTRODUZIONE AL VANGELO SECONDO MARCO

Il Vangelo secondo Marco, con i suoi 16 capitoli, è il più breve dei quattro vangeli. Proprio per la sua brevità, oltre che per lo stile considerato poco elegante, è stato trascurato per secoli dagli studi biblici e dalla liturgia. Oggi questo scritto è stato ampiamente rivalutato per la sua avvincente forza narrativa, lo stile vivace, “moderno”, sempre attento ai dettagli, ed è il vangelo più commentato dagli studiosi e il preferito dai catechisti.

La maggior parte degli studiosi moderni concorda sul fatto che Marco sia stato il primo autore a raccogliere i fatti principali della vita di Gesù e alcuni suoi insegnamenti, in modo da ottenere un racconto continuo.

La tradizione della Chiesa ha identificato l’autore del secondo vangelo con il Giovanni Marco di Gerusalemme di cui parlano gli Atti degli Apostoli, cugino di Barnaba che lo presentò a Paolo in occasione del loro viaggio da Antiochia a Gerusalemme (cfr. Col 4,10; At 12,12.25; At 13,13; At 15,37-39). In seguito Marco si sarebbe unito a Pietro divenendone discepolo e collaboratore (cfr. 1Pt 5,13) e del quale avrebbe messo per iscritto la testimonianza.

Gli studiosi moderni confermano che l’autore è di origine ebraica, scrive in un greco molto semplice, privo di ricercatezza stilistica, con una sintassi tipica del linguaggio popolare. Il testo probabilmente è stato scritto a Roma intorno al 65-70 d.C., subito dopo la morte di Pietro (64 d.C.).

I destinatari probabilmente non erano ebrei, ma romani provenienti dal paganesimo, appartenenti a una comunità perseguitata e sollecitata all’impegno missionario. L’evangelista non si concentra tanto sugli insegnamenti, che sono lasciati intuire, quanto sul fatto che la vicenda stessa di Gesù è un insegnamento, a cominciare dai miracoli da lui operati che suscitano domande sul senso della sua presenza. Nel vangelo di Marco Gesù è sempre in cammino, davanti, e c’invita a seguirlo, insieme con i suoi discepoli, in un viaggio scandito da tappe successive, in cui si mescolano luci improvvise e silenzi oscuri, impenetrabili.

Una prima domanda ricorre in tutta l’opera: “Chi è Gesù?”. Egli stesso, prima della passione, non rivela mai la sua vera identità di “Cristo” e “Figlio di Dio”; riguardo alla sua persona è schivo, riservato, quasi geloso, vuole essere un “Messia nascosto” e, specialmente nella fase iniziale della sua attività, si presenta solo come guaritore e maestro. Gli indemoniati lo riconoscono, ma egli impone loro di tacere e impone il silenzio anche quando compie i miracoli. Non è alla ricerca di acclamazioni, di gloria; non vuole il potere mondano né quello religioso. Il vero volto di Gesù si rivelerà solo a chi lo seguirà fino in fondo e sarà capace di stare sotto la croce: sarà là che il centurione (un pagano!) lo riconoscerà come “Figlio di Dio”, e non vedendone i prodigi, ma vedendolo morire (cfr. Mc 15,39).

Una seconda domanda ricorre nel vangelo di Marco: “Chi è il discepolo?”. Per l’evangelista il discepolo è colui che mette i suoi piedi sulle orme del Maestro. Già la chiamata dei discepoli è un comando a mettersi in cammino dietro Gesù, a percorrere con lui la strada che ha scelto, per entrare in possesso del suo messaggio; e, per tutto il vangelo, il Maestro cammina davanti ai suoi lungo le strade e i discepoli lo seguono ovunque, si fanno guidare da Lui. Si tratta di una sequela esigente, ricca di difficoltà e tentazioni di ogni genere, talvolta difficile da comprendere ed accettare, che comporta il rinnegamento di sé fino allo scandalo della croce. I discepoli, invitati ad accogliere e a comprendere il messaggio di Gesù, faticano a farne propria la logica, e, pur favoriti dalla condivisione di vita con il Maestro, rivelano di avere il cuore indurito. La loro è una crescita lenta e faticosa, piena di incomprensioni, di ritardi, di tradimenti e di fughe..

Il testo è formato da diversi blocchi letterari uniti dai cosiddetti “sommari”, brevi passi in cui si riassume l’attività del “Figlio dell’uomo” (cfr. 1,15; 1,39; 3,7-12; 6,6b). Ogni singolo brano ha come soggetto Gesù che fa o dice qualcosa a qualcuno. La maggior parte degli episodi sono conclusi in se stessi; ci sono tuttavia nel testo alcune indicazioni che invitano il lettore a confrontare episodi tra loro indipendenti, a ricordare fatti già raccontati, a evidenziare somiglianze e differenze in modo da far emergere un messaggio che va al di là del singolo racconto.

Ciò che balza agli occhi, sono le assenze: siamo davanti ad un Vangelo senza “Discorso della Montagna”, senza “Beatitudini”, senza parabole della misericordia, senza nemmeno il “Padre nostro”. Non esiste un “Vangelo dell’infanzia” né c’è menzione della genealogia; c’è solo una breve sezione che parla di Giovanni il Battista (cfr. 1,1-8) e della prima comparsa pubblica di Gesù (cfr. 1,9-15). L’opera può essere facilmente divisa in due grandi parti, separate dalla “professione di fede di Pietro” a Cesarea di Filippo (cfr. 8,27-30). La prima parte (1,16-8,26) narra dell’attività di Gesù in Galilea ed è caratterizzata da tematiche relative al Regno di Dio e dalla progressiva rivelazione di Gesù come “Messia”. La seconda parte (8,31-16,8) è dedicata all’andata a Gerusalemme, ed è improntata dalla rivelazione di Gesù come “Figlio di Dio”, che muore e resuscita.

Il racconto delle apparizioni del Risorto (cfr. 16,9-20) è un finale aggiunto probabilmente nel II secolo da altri autori ispirati.

(dal sito della parrocchia di Altopascio – LU)